Benefici dei giochi per apprendere

  • Ma come posso essere sicuro che i miei figli abbiano imparato veramente dopo aver fatto un gioco?

    Se i tuoi figli hanno applicato una competenza nuova facendo un gioco puoi star sicuro che quella cosa la sanno fare: in questo non c’è differenza con qualsiasi altro contesto di apprendimento.

    In modo istintivo per i bambini il gioco è imparare: non mettono in discussione una loro capacità se l’hanno acquisita per gioco, anzi cercano il gioco per impararla proprio come fanno anche gli animali.

    Oltre che saper fare, la cosa fondamentale è che i tuoi figli ne siano consapevoli: solo se credono che sono capaci di fare qualcosa, si abitueranno a riapplicare quella competenza con fiducia e finalità.

    Secondo May e Kruger esistono 4 fasi nel processo di apprendimento:

    1. Incompetenza inconsapevole – il bambino non ha appreso la competenza ma non sa neanche di poterla apprendere o di non possederla. Ad esempio, finchè tuo figlio non vede qualcuno che va in bicicletta, non sa di poter imparare ad andarci.
    2. Incompetenza consapevole – il bambino si accorge di non possedere la competenza e riconosce la necessità, o l’utilità, di impararla. Tuo figlio sa di non saper andare in bicicletta.
    3. Competenza consapevole– tuo figlio ha appreso la competenza e ne è consapevole: ha imparato ad andare in bicicletta.
    4. Competenza inconsapevole – tuo figlio ormai applica la competenza in maniera automatica e spontanea: sa andare in bicicletta in modo naturale e quando ci va non presta attenzione a cosa fare per non cadere.

    Allora il gioco è il contesto più adatto e stimolante per passare tra le varie fasi dell’apprendimento, in quanto:

    1. nel gioco si può sbagliare o perdere senza rischi e l’errore è l’evidenza che rende consapevole della competenza che manca per raggiungere il risultato
    2. nel gioco si vince: la celebrazione della vittoria è un riconoscimento a tutte le capacità che hanno permesso di vincere
    3. il gioco può essere ripetuto e variato: nella ripetizione e nella variazione si affina e rinforza la consapevolezza dei miglioramenti rispetto ad una competenza
    4. il gioco esercita ad utilizzare e far riemergere l’abilità più utile: molto più che in un compito o in una lezione, nel gioco c’è autonomia e indipendenza del bambino nello scegliere e costruirsi la competenza da utilizzare. Questo da spazio al talento del bambino dando voce alla sua unicità.

    Nel processo di apprendimento è anche importante avere la possibilità e capacità tornare ad una fase precedente e il gioco aiuta in questo: così le competenze e conoscenze che si forma tuo figlio possono essere sempre messe in discussione dal gioco, non sono mai dei traguardi finali o dei dogmi assoluti, ma qualcosa di continuamente migliorabile e adattabile alla situazione.

    Attraverso il gioco un bambino può ritornare senza frustrazione dalla fase 3 di competenza consapevole e, soprattutto, dalla 4 di competenza inconsapevole alla fase 2 di incompetenza consapevole. E’ come se dopo aver imparato ad andare in bicicletta con le rotelle tuo figlio tentasse di andare senza: ciò che ha appreso va  modificandoto ed in parte anche dimenticato!

    Imparare a mettere in discussione in modo costruttivo le proprie capacità e conoscenze è fondamentale per vivere in maniera positiva i cambiamenti sempre più rapidi della società. Puoi approfondire leggendo:

    1. il libro Conversazioni sull’educazione di Zygmut Bauman e Riccardo Mazzeo(Centro studi Erickson, 2011 – 146 pagine) su quello che definiscono l’apprendimento liquido che mira a creare flessibilità e non abitudini
    2. il breve saggio di Ilaria Possenti riguardante il crescente bisogno dell’apprendimento liquido in un contesto sempre più incerto

    Con quello che proponi tu come si fa a certificare quanto un bambino sa su un certo argomento? A scuola, dopo tutto, danno le pagelle…

    Dall’altro lato sempre un maggior numero di Io la vedo così: il modo più efficace per certificare le competenze apprese da un bambino, attraverso qualsiasi sistema, consiste nel dargli la possibilità di creare qualcosa di tangibile con quanto ha imparato.

    Questo infatti permette:

    1. al bambino di acquisire fiducia nelle capacità acquisite
    2. a chiunque altro sia interessato al suo percorso di apprendimento, di avere una prova tangibile di cosa il bambino può fare

    Bisogna però stare attenti a fare questo test in una situazione che il bambino avverta come un gioco, e non come un esame, solo così avremo una prova di cosa al bambino piace fare e apprendere. Solo una verifica del livello di motivazione e di passione può infatti dare indicazioni chiare su come meglio impiegare e sviluppare quanto il bambino ha appreso con piacere.

    Nonostante queste considerazioni,  il valore e la reale importanza ed utilità di una certificazione in grado di stabilire quanto un bambino abbia appreso, è un tema molto sentito e dibattutto, sia nella scuola che fuori.

    Nel mondo accademico esiste infatti un vero e proprio ramo della pedagogia, la docimologia, che è dedicata specificamente alla valutazione delle competenze di uno studente.

    E quindi, mentre da un lato c’è chi ha come scopo precipuo l’accrescere nel bambino la consapevolezza delle sue competenze, dei suoi talenti e delle sue aree di miglioramento, l’atteggiamento prevalente ed adottato in toto dall’apparato scolastico è invece quello di rilasciare un attestato che permette l’accesso a percorsi formativi superiori o a posti di lavoro che prevedono il classico pezzo di carta come prerequisito.

    Ad esempio, per la legge italiana l’istruzione obbigatoria è specificamente finalizzata al conseguimento di un titolo di studio: in questa ottica le pagelle sono unanimamente considerate come dei certificati necessari per accedere ai gradini successivo di un percorso di apprendimento pre-ordinato e che dovrebbe consentire allo studente di acquisire i requisiti necessari per ottenere un lavoro al termine degli studi.

    Purtroppo questa visione genera una convinzione molto limitante: la valutazione (pagella, certificato, diploma) diventa la sintesi del valore del bambino e di quello che potà fare dopo la scuola; i voti e le pagelle si trasformano così in etichette che limitano l’apprendimento anzichè alimentarlo.

    Ecco i motivi principali:

    1. il voto è percepito dall’alunno come la prova di quanto è portato o meno per una materia e limita quindi la sua fiducia e motivazione ad apprenderla ulteriormente
    2. il genitore allo stesso modo lo considera un giudizio sul bambino e quindi è spinto a difenderlo o farne un problema di onore personale in caso di voti bassi, ma anche a vantarsi dei voti alti
    3. l’insegnante stesso rischia di trasformare il giudizio in pregiudizio, cadendo nel cosidetto effetto pigmalione: in relazione ad un alunno bravo, con dei bei voti, si tende a vedere e sottolineare qualità, in un alunno somaro, con dei brutti voti, si tende a vedere errori e sottolineare insuccessi.

    D’altra parte sempre un maggior numero di persone pensa che non è poi così necessario il pezzo di carta. Oggi avere un diploma è sempre meno garanzia di trovare occupazione e, se ottenuto, come spesso accade,  non seguendo le proprie passioni, porta comunque a trovare un lavoro poco soddisfacente.

    Per questi motivi, ci sono moltissimi pensatori, scrittori e insegnanti che si oppongono a questo sistema di valutazione, soprattutto quando applicato ai bambini dai 5 ai 10 anni.

    Per approfondire questi argomenti ti consiglio di leggere:

    1. il libro La scuola fa male di James M.Bach (Sperling & Kupfer – 213 pagine), dove l’autore spiega come ha ottenuto un posto alla Apple senza avere nemmeno un diploma:
      1. mettendo sul curriculum e documentando quello che era riuscito a fare
      2. mostrando nel colloquio tutto il suo entusiasmo e capacità di imparare in fretta
      3. inoltre non è affatto utile farsi trovare da più datori di lavoro possibile ma, piuttosto, cercare il datore di lavoro che possa apprezzare le proprie competenze e possa offrire un lavoro dove la propria passione e soddisfazione abbia più spazio possibile
    2. l’articolo Come lavorare a Google per avere un’idea di come la selezione del personale nelle aziende, soprattutto quelle che danno più spazio al talento del personale, sta cambiando.
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