Chi gioca rischia di perdere. Questo non rischia di scoraggiare ad imparare?

little girlL’esperto di leadership John Maxwell dice:

A volte si vince, altre volte si impara.

Si perde e si vince in qualunque esperienza, questa è una condizione necessaria per l’apprendimento di tuo figlio, come di qualsiasi altra persona.

Ci sono tre condizioni indispensabili per far si che tuo figlio possa realmente apprendere qualcosa:

In particolare tuo figlio può apprendere solo se:

  1. ha un chiaro obiettivo (non imposto da altri),
  2. il gioco in cui partecipa è di tipo meritocratico (non basato sulla fortuna),
  3. valuta il risultato non come un giudizio ma come un’opportunità per migliorarsi.

Il gioco è quindi l’occasione migliore per allenare tuo figlio a vivere l’incertezza del risultato come un divertimento e un’opportunità per imparare.

Condizioni per l’apprendimento Condizioni per l’apprendimento nel gioco
si pone ed ha chiaro un obiettivo sceglie di stare al gioco e condivide in maniera chiara quando si vince o si perde
considera il risultato come effetto del comportamento che ha adottato è consapevole della relazione tra il risultato e quanto fa, dice, pensa
valuta il risultato come uno spunto utile per migliorarsi ricava dall’esito del gioco le indicazioni di cosa e come può fare meglio la prossima volta

 

 Il rischio che a tuo figlio passi la voglia di imparare esiste solo nella misura in cui lui avverte l’obbligo di imparare.

 Normalmente quando gioca e si diverte, tuo figlio riesce da solo a mantenere spontaneamente una distanza armoniosa tra risultato e identità:

  • vincere o perdere non diventa automaticamente essere un vincente o un perdente
  • al più se perde sempre, sceglierà di non giocare più a quel gioco, o di giocare ad un gioco dove si senta di poter avere delle, anche se poche, chance di vittoria (e quindi di ulteriore apprendimento).

Quindi tuo figlio può scoraggiarsi rispetto ad un gioco ma è sempre pronto a riscattarsi in nuove occasioni di divertimento e sfida perchè per lui giocare è un atteggiamento spontaneo.

Per apprendere è fondamentale sapere che si sta giocando, ossia il sapere che c’è una simulazione in corso e che quindi nulla è definitivo.

Questa leggerezza che accompagna il giocare (G. Bally la definisce “campo rilassato”) porta a considerare il risultato del gioco una conseguenza del comportamento e non un giudizio sulla persona o sulla sua capacità di apprendere.

In questo modo l’apprendimento stesso è ciò che diverte tuo figlio e coltivando questo piacere automaticamente si costruisce la sua capacità di voler sempre apprendere da nuove esperienze.

Giocando tuo figlio allena quello che Timothy Gallwey, padre del coaching, definisce Inner Game o “il proprio gioco interiore”, in contrapposizione al gioco esteriore, che è quello imposto dalle condizioni esterne.

“Il proprio gioco interiore”, cioè l’inesauribile capacità di accettare nuove esperienze e opportunità di apprendimento, non è stimolato dal metodo adottato a scuola che invece:

  • tende ad ingigantire l’importanza del risultato: il voto viene spesso interpretato come giudizio definitivo di quanto un bambino è portato in una materia,
  • coltiva la paura di sbagliare e la sensazione che esista un modo giusto di apprendere che deve essere seguito.

 In questo modo  un bambino a scuola viene scoraggiato ad imparare e perde il suo ruolo da protagonista del suo apprendimento.

 Per approfondire puoi leggere il libro Il gioco interiore del tennis. Come usare la mente per raggiungere l’eccellenza di Timothy Gallwey (Ultra – 2013, 192 pagine).

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Chi è l'autore

Raffaele Costi

Raffaele Costi

Fondatore di ImparareGiocando.com

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